Abstract
Il presente contributo illustra i risultati di un’indagine empirica sulla distanza sociale tra Napoli e Bari condotta, nel periodo novembre 2025-gennaio 2026 nell’ambito del PRIN “Connect to grow: high speed rail and development of the urban areas of Naples and Bari” dell’Università di Bari Aldo Moro in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II. L’obiettivo dello studio è definire una baseline conoscitiva ex-ante rispetto all’attivazione della linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità (AV/AC) tra Napoli e Bari, analizzando come la storica carenza infrastrutturale sull’asse trasversale Tirreno-Adriatico abbia influenzato non solo la mobilità ma anche le relazioni e le rappresentazioni reciproche tra i due principali poli urbani del Sud. Attraverso un’indagine CAWI somministrata a un campione per quote di 466 rispondenti nati o residenti a Napoli e Bari, stratificato per intercettare i segmenti di popolazione più impattati dall’opera (professionisti e studenti), lo studio esplora la mobilità attuale e la distanza sociale soggettiva del campione di baresi e napoletani mediante strumenti di misurazione di comportamenti, opinioni e atteggiamenti, tra cui la scala di Bogardus adattata. I risultati evidenziano una scarsa mobilità strutturale e una conoscenza asimmetrica, con i baresi maggiormente esposti alle rappresentazioni stereotipate della realtà napoletana che appaiono però mitigate dalle opportunità di contatto ed esperienze dirette con l’altra città.
Introduzione
Il presente contributo, sviluppato nell’ambito della ricerca PRIN “Connect to grow: high speed rail and development of the urban areas of Naples and Bari” realizzata dall’Università di Bari Aldo Moro in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II, ha inteso esplorare la distanza sociale e le reciproche rappresentazioni tra Napoli e Bari con la finalità di cogliere le implicazioni sociali della prossima implementazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità Alta Capacità (AV/AC) di collegamento tra le due città.
La relazione tra infrastrutture di mobilità e mutamento delle relazioni sociali costituisce uno dei nodi centrali della sociologia urbana e della geografia umana contemporanea. L’avvento delle linee ferroviarie ad Alta Velocità è spesso interpretato attraverso la lente della “compressione spazio-temporale” teorizzata da David Harvey (1989), secondo cui la riduzione dei tempi di percorrenza ridisegna la mappa mentale dei territori, avvicinando luoghi fisicamente distanti e potenzialmente riconfigurando le identità locali. Tuttavia, la letteratura suggerisce che la semplice connessione fisica non si traduca automaticamente in integrazione sociale. Se da un lato la classica ipotesi del contatto formulata da Allport (1954) postula che l’interazione diretta tra gruppi diversi a determinate condizioni favorisca la riduzione del pregiudizio, studi più recenti invitano alla cautela. In particolare, Gill Valentine (2008) evidenzia il cosiddetto “paradosso della prossimità”, osservando come la vicinanza fisica, in assenza di un contatto significativo possa non scalfire, o addirittura inasprire, le distanze simboliche e i pregiudizi preesistenti. È in questa tensione tra avvicinamento fisico (infrastrutturale) e distanza percepita (sociale) che si inserisce la necessità di esplorare le rappresentazioni reciproche, utilizzando strumenti consolidati come la scala di distanza sociale di Bogardus (1933; 1959), ampiamente ripresa e attualizzata nel contesto italiano da diversi autori tra cui Cesareo (2007), Frudà (2007), Bichi (2008; 2017).
Spostando l’attenzione sul contesto specifico italiano e del Sud Italia, di cui Napoli e Bari costituiscono i due principali poli urbani sul versante tirrenico e adriatico, emergono due considerazioni. La prima evidenzia una storica separazione tra Napoli e Bari dovuta in primis alla carenza infrastrutturale, in particolar modo della rete ferroviaria, che non solo non ha incentivato i flussi di mobilità e le relazioni tra i due centri urbani ma ne ha anche limitato lo sviluppo economico-sociale, incluso quello delle aree appenniniche interne (Viesti, 2021; Svimez, 2025). In secondo luogo, dal punto di vista della letteratura sociologica, emerge un quadro di studi asimmetrico. Numerose pubblicazioni, infatti, hanno indagato le differenze regionali italiane (Putnam 1993, Piselli, 2001, Donati, 2007), approfondito le rappresentazioni e le dinamiche di pregiudizio e stereotipizzazione lungo la direttrice Nord-Sud (Sniderman et al., 2000; Boca e Giovannini, 2012), focalizzandosi sulla stigmatizzazione del Meridione o concentrandosi su specifiche identità urbane. Esiste, ad esempio, una vasta produzione scientifica sulle rappresentazioni sociali della città di Napoli e sulla “napoletanità” (Pugliese, 2002) così come sono presenti numerosi studi e ricerche empiriche sulla distanza sociale condotte in diverse città del Mezzogiorno, incluse le aree metropolitane di Napoli e Bari (Cesareo, 2007; Frudà, 2007; Fantozzi, La Spina 2010; Moro et al, 2010, Clemente, 2020). Ciò che appare invece più carente nell’ambito del panorama scientifico nazionale è un’analisi sistematica delle relazioni tra le città del Mezzogiorno. Sembrano essere più scarse le indagini empiriche che abbiano esplorato non solo i flussi migratori e di mobilità sull’asse orizzontale Tirreno Adriatico e nello specifico tra le due province Napoli e Bari, ma anche il grado di permeabilità sociale tra le due popolazioni generata da tali flussi e le rappresentazioni sociali reciproche, in termini di stereotipi, diffidenza o affinità.
Il presente contributo si innesta in questo research gap con l’intento di stimolare l’attenzione pubblica e scientifica sullo studio della distanza sociale e le relazioni tra le aree urbane del Mezzogiorno. Attraverso un approccio metodologico integrato, di tipo quali-quantitativo, e alla luce della letteratura sociologica di riferimento e delle principali fonti statistiche ufficiali, l’indagine mira ad analizzare in che modo la frequenza e la natura delle relazioni interpersonali (familiari, amicali, lavorative) e degli spostamenti tra le due città influenzino la costruzione di rappresentazioni sociali reciproche e la percezione della distanza sociale. Quest’ultima intesa come “l’indisponibilità e la chiusura relazionale – di intensità variabile – di un soggetto nei confronti di altri percepiti e riconosciuti come differenti sulla base delle loro riconducibilità a categorie sociali” (Cesareo, 2007: 11), con particolare riferimento alla componente soggettiva della distanza sociale, percepita, subita ed esercitata (Bichi, 2008: 17).
Con questa finalità è stata realizzata un’indagine empirica che ha visto la progettazione e la somministrazione di un questionario CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) nei mesi da novembre 2025 a gennaio 2026 ad un campione per quote di 500 rispondenti volto a garantire una rappresentanza paritetica delle due province, di cui si presentano in questa sede i principali risultati.
Obiettivi specifici dell’indagine sono stati:
- Valutare il grado di distanza sociale tra napoletani e baresi in ambito lavorativo, familiare e comunitario;
- Indagare il livello di pregiudizio e le rappresentazioni sociali reciproche esistenti tra le due popolazioni;
- Analizzare l’influenza della mobilità tra le due città sulla costruzione di immagini sociali e stereotipi.
- Rilevare eventuali differenze significative tra gruppi sociali per variabili chiave (età, genere, titolo di studio, frequenza e tipologia degli spostamenti).
Ponendosi come indagine ex-ante rispetto all’attivazione del servizio Alta Velocità, lo studio non mira a valutare gli effetti dell’infrastruttura, non ancora operativa, bensì a definire la baseline delle relazioni attuali. L’obiettivo è realizzare una fotografia dell’attuale distanza sociale percepita tra Napoli e Bari, per comprendere se le barriere fisiche che hanno storicamente limitato i flussi tra Tirreno e Adriatico abbiano favorito la cristallizzazione di distanze sociali, offrendo così una chiave di lettura utile a monitorare i futuri processi di integrazione territoriale.
Dopo la prima sezione che presenta alcuni dati di scenario riguardante i flussi di mobilità tra Napoli e Bari, la seconda sezione costituisce la nota metodologica che descrive il disegno della ricerca e lo strumento utilizzato. La terza sezione è dedicata alla descrizione del campione in base alle variabili chiave individuate, caratteristiche socio-anagrafiche e storia residenziale. La quarta e la quinta sezione rappresentano i principali risultati dell’indagine rispetto alla mobilità ed esperienze di contatto dei due sottocampioni di rispondenti, baresi e napoletani, esplorando distanza sociale, pregiudizio e rappresentazioni.