Introduzione
Le aree metropolitane svolgono un ruolo centrale nei processi di sviluppo economico e territoriale, per la concentrazione di popolazione e attività produttive. In Italia, le 14 città metropolitane rappresentano un sesto della superficie territoriale ma producono oltre il 40 per cento del valore aggiunto complessivo, e costituiscono, di fatto, un asse portante dello sviluppo economico del Paese. All’interno di questo quadro, le città di Bari e Napoli occupano una posizione peculiare, in quanto principali poli metropolitani del Mezzogiorno peninsulare, accomunate da una serie di sfide strutturali e transizioni in atto.
Pur condividendo alcuni elementi di contesto – tra cui un elevato grado di terziarizzazione rispetto alle aree circostanti, un tessuto produttivo dominato da micro e piccole imprese e un crescente protagonismo nel turismo urbano – le due città hanno presentato nel corso degli ultimi 20 anni traiettorie economiche differenti.
Questo lavoro analizza in modo comparato l’evoluzione delle strutture economiche delle due città negli ultimi due decenni, considerando una pluralità di dimensioni: dal valore aggiunto, alla produttività del lavoro, dalla composizione settoriale alla struttura d’impresa, dall’internazionalizzazione all’innovazione, fino ai più recenti sviluppi nel turismo e nei servizi avanzati. L’analisi è arricchita da un confronto con le altre principali città italiane e con gruppi di città europee simili per dimensione e struttura economica, individuate attraverso criteri di omogeneità.
La rilevanza del confronto tra Bari e Napoli è resa ancora più attuale dalla prossima realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità finanziata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che collegherà le due città, riducendo, si spera in tempi brevi, il tempo di percorrenza tra Adriatico e Tirreno e aprendo nuove prospettive di integrazione territoriale, economica e funzionale. Questo scenario rende particolarmente utile interrogarsi oggi sul profilo economico e produttivo delle due aree, mettendone a fuoco le divergenze, le convergenze e le rispettive potenzialità.
Sebbene i dati mettano in luce un importante ritardo delle performance economiche delle due città rispetto alle aree più avanzate del Paese, i risultati dell’analisi confermano la maggiore rilevanza in termini di peso economico e demografico dell’area metropolitana di Napoli ma che, sotto diversi profili, Bari ha registrato dinamiche relativamente più favorevoli rispetto al capoluogo campano, soprattutto in termini di valore aggiunto e occupazione. La città pugliese ha evidenziato una resilienza maggiore nelle fasi di crisi a cavallo dello scorso decennio, grazie a una crescita più sostenuta dei servizi privati. Napoli ha risentito più intensamente delle fasi recessive, specie nel periodo 2007-2013, e ha visto una contrazione del valore aggiunto reale nel lungo periodo, a fronte di una ripresa solo parziale negli anni più recenti. Nell’ultimo decennio le due aree si connotano peraltro per una significativa espansione dei servizi privati, in particolare, di quelli avanzati a supporto delle imprese, nonché per lo sviluppo del comparto turistico che si è consolidato nell’area napoletana e ampliato nell’area barese più che in molte altre città italiane.
In termini di innovazione, il quadro resta critico per entrambe le aree urbane, pur con segnali più incoraggianti a Bari, che presenta una densità superiore di start up innovative e una incidenza dei brevetti leggermente più elevata. Napoli, pur mostrando una specializzazione promettente nel comparto farmaceutico e nei trasporti, mantiene una densità innovativa lievemente più debole.
Anche la struttura imprenditoriale evidenzia alcune differenze: le imprese napoletane risultano mediamente più piccole, con una forte incidenza delle microimprese e una minore presenza di aziende medio-grandi. Le imprese di piccola dimensione prevalgono anche a Bari, ma si osserva una lieve tendenza all’incremento della dimensione media.
Per quanto riguarda l’apertura ai mercati internazionali, Napoli ha mostrato una crescita molto marcata delle esportazioni nel corso dell’ultimo decennio, trainata in particolare dal comparto farmaceutico; il grado di concentrazione settoriale delle vendite all’estero rimane elevato. Bari, invece, presenta minori vendite all’estero e apertura, ma relazioni più diversificate dal punto di vista merceologico, con un ruolo spiccato dell’agroalimentare.
Dal punto di vista degli aggregati di bilancio, le imprese di entrambe le aree hanno mostrato un miglioramento sensibile negli ultimi 15 anni: il loro indebitamento si è ridotto, la redditività operativa è aumentata e la patrimonializzazione è migliorata.
In questa ricerca, la dimensione demografica e il mercato del lavoro sono analizzati in termini sia quantitativi che qualitativi, con dati sulla popolazione in età lavorativa, tassi di occupazione e disoccupazione, distribuzione delle qualifiche professionali. Emergono differenze rilevanti: Bari ha visto crescere l’occupazione in misura più sostenuta, raggiungendo tassi di disoccupazione prossimi a quelli medi nazionali, mentre Napoli mantiene valori di disoccupazione strutturalmente più elevati.
Alla luce del nuovo scenario di connessione infrastrutturale diretta, queste differenze potranno evolvere in forme di complementarità o, al contrario, amplificarsi se non accompagnate da politiche di sviluppo coordinate. In tal senso, il presente lavoro intende offrire strumenti conoscitivi utili non solo alla lettura delle trasformazioni in atto, ma anche alla progettazione di strategie pubbliche orientate alla convergenza e all’integrazione dei sistemi urbani meridionali.